25/09/22 Ora e sempre inferenza! (41)

 

25/09/22 Ora e sempre inferenza! (41)

La scena è un interno nella sede nazionale del Partito Demografico in via delle Frappe a Roma. Ulrico Retta, segretario, da consumare preferibilmente entro il prossimo congresso, è a colloquio con Cerbera Scornacchiani uno dei migliori cervelli del gruppo. “Ulrico devi fare uno sforzo mentale, cerca di riprenderti, non possiamo aspettare il congresso per fare opposizione. Hai messo su un’espressione che sembri Pietro Grissino, magro, scavato, inesistente!” Retta pare non avere sentito la supplica della Scornacchiani, le sue labbra continuano a recitare senza emettere alcun suono la stessa litania: “…Oh..posizione. Hop! Posizione! Opposi zione…”

“Ulrico, ‘io boia, rispondimi!” Sentendo la vetusta imprecazione pisana Ulrico, come albero che riprende la vita in primavera in un tripudio di germogli, riacquista colore, il suo sguardo è di nuovo lucido e attento e, finalmente, esclama: “Cerbera, Cerbera hai ragione! Ci opporremo a questo governo sfascista! Useremo la strategia del console romano Sesto Fabio Minimo detto il Temporeggiatore! Questa è la linea. Attenderemo sulla sponda del fiume che passino i cadaveri dei nostri nemici.”

Cerbera Scornacchiani lascia la stanza consapevole che questo è quanto di meglio potesse aspettarsi da Ulrico e, cioè, aspettare.

In via della Maiala è, in quel preciso momento, in corso la riunione dei creativi Fiji d’Itaglia: Gonzelli e Lollobrigidino. Gonzelli sta illustrando il funzionamento del prototipo di mutande in puro lattice studiate per dare corso al progetto – Peta per la Patria- con cui ritiene di poter incassare un sacco di soldi grazie alla vendita delle attrezzature e al gas metanifero fisiologico così raccolto. Lollobrigidino che è pure ministro per la sovranità alimentare, è ammirato. Le efficacissime mutande sono il frutto della scienza itagliana. “Gonzelli me sa che potemo fa ‘na granne impresa. C’ispiramo all’antichi romani e se tutti ce magnamo miglio e lenticchie er gasse raccolto ce l’esportamo pure! Un par de mutande lo potemo vende’ a 30 Poponi, in Itaglia semo 55 milioni di pelle bianca e quindi incassamo un mijardo e secentocinquantamila Poponi! ‘Na valanga de’ Poponi!”

Gonzelli riflette quindi domanda a Lollobrigidino: “Ma quanto vale in euri un Popone?” Il ministro sembra contrariato dalla domanda e tagliando corto risponde: “Ah Gonze’ dipenne da quanto sta er presciutto crudo alla borsa di Langhirano. Ad ogni maniera so’ un fracco de soldi!”

La notte scorsa, in Francia, un oscuro autore, oriundo livornese, tale Golle Deh, ha appena riscritto il testo dell’inno nazionale intitolandolo “La poponese”.  

 

 

(nda) In queste pasticche vivono e operano personaggi inesistenti frutto delle mie allucinazioni.

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