25/09/22 Ora e sempre inferenza! (60)

 

25/09/22 Ora e sempre inferenza! (60)

Mentre gli Itagliani si preparano ad affrontare la tempesta di freddo, povertà e recessione gli strateghi politici nazionali si scambiano colpi proibiti sotto la cintura. Caro Agenda di Reazione ha incontrato Borgia Poponi per uno scambio di idee. Entrambi romani de’ Roma si sono trovati in pieno accordo su parecchi punti della emananda legge finanziaria. Agenda ha giustificato il suo eroico sforzo di collaborazione con il governo sfascista come tentativo estremo per evitare all’Itaglia lo stato di “esercizio provvisorio” come se questo dipendesse da lui. Sforza Itaglia è subito intervenuta con la sua punta di diamante Micia Sbronzulli accusando Reazione di volersi sostituire a loro usando la consolidata strategia del gioco delle tre carte.

Nel tardo pomeriggio alla Poponi è arrivata una telefonata: “Cribbio, Borgia, ma cosa stai combinando? Mi si consenta ma mi pare che siamo proprio fuori strada!” L’ex-cavaliere ed ex-premier Salvio Bruscoloni ha deciso di prendere il popone per il gambo. “Non ho capito perché hai accettato di parlare con quel burino di Agenda. Quando l’ho saputo mi si sono rizzati i capelli in testa. Adesso ho un diavolo per capello e non sto spaccando un capello in quattro se ti dico che il lupo perde i capelli ma non il vizio. Agenda è inaffidabile, per tirare su un po’ di grana farebbe di tutto e poi hai visto quanti capelli ha in testa? Ad ogni modo Borgia se per Natale non sono pREsidente della REpubblica Sforza Itaglia te la puoi scordare e con me viene via anche la Sega!”

La Poponi resta un attimo immobile come una statua dell’antica Roma in posizione virile e con la mascella prominente poi, come il pugile che scuote la testa per riprendersi dopo un gancio poderoso afferra con entrambe le mani il telefono e le nocche diventano bianche per la forza della presa:” A Salvio scolpiscete nella capoccia che io so’ Borgia, so’ donna, so’ madre, so’ fija, so’ cristiana, so’ primo ministro ma nun so’ neanche un mijonesimo infame come sei te. A li mortacci tua che, c’hai er coraggio de stamme a ricatta’? Aho, ma per chi m’hai preso per la tua Micia e la tua Cicia. Te ne vo’ anna’? E vattene ma lo sai ndove devi de annà?....”

La conversazione viene interrotta bruscamente da Salvio che subito dopo convoca i suoi scribacchini prezzolati. Prende avvio la campagna di sputtanamento mediatico: “Alla Poponi gli puzzano i piedi!”

Nel mentre la Patria e la Nazione stanno a guardare.  

(nda) in queste c’è pasticche vivono e operano personaggi inesistenti frutto delle mie allucinazioni.

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